Nelle ultime settimane ho avuto l'opportunità di frequentare, con una certa frequenza, un ospedale (dove è ricoverato un carissimo amico), e poi il carcere romano di Rebibbia, dove sono entrato per motivi professionali. Ecco, stranamente nella mia mente si è formato un ponte fra le due realtà, un ponte che ho faticato un po' a decifrare, ma la cui realtà poi mi è apparsa chiara: il mio ponte mentale unisce due realtà di "cura della persona". Una è la cura del corpo ammalato, l'altra è la cura del "cuore" ammalato, della rieducazione della persona dopo un evento di cui la persona si è resa responsabile. Capisco, provare a tracciare un parallelo fra un ospedale e un carcere è difficile, troppo differenti le due realtà. Ma sicuramente c'è una linea che le unisce: quella di avere al centro la persona, con tutte le sue fragilità e le sue responsabilità, ma anche con il diritto di essere curata. E questo mi ha fatto riflettere sulla finalità del carcere ...
Oggi "lo spettacolo" si è dovuto fermare, dinanzi all'ennesima tragedia consumatasi all'interno di un carcere. Nel penitenziario femminile di Rebibbia era previsto oggi, 12 dicembre, lo svolgimento dei Giochi della Speranza , un'iniziativa promossa dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport , dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap) e dalla rete di magistrati “Sport e Legalità”, con il patrocinio del Dicastero della CEI per il Servizio dello sviluppo umano integrale . Ma alle prime luci dell'alba una terribile notizie ha cancellato tutta l'organizzazione dell'evento: una detenuta è morta nella notte. La notizia è passata velocemente di bocca in bocca fra i presenti: atleti, magistrati, parlamentari (l'on Michela Di Biase ), organizzatori. Tutti sgomenti dal tragico evento che ha spento come un vento gelido l'energia di una giornata che si preannunciava davvero portatrice di speranza. La direzione del carcere, in conse...