È morto lo scrittore vicentino Luigi Meneghello. Aveva 85 anni. Studente appassionato dello studio (prese la maturità a 16 anni), scelse, l'8 settembre del 1943 la strada della resistenza. Appena laureato, in un paese che tentava faticosamente di voltare pagina dopo 20 anni di dittatura e una guerra atroce, vinse una borsa di studio di 10 mesi per una ricerca da svolgere in Gran Bretagna. Invece di 10 mesi ci rimase oltre 40 anni, fondando la cattedra di letteratura italiana all'università di Reading, ed eleggendo la Gran Bretagna a suo paese di adozione, mantenendo però vivo il rapporto con la terra natale. Ma proprio lì vennero a galla i ricordi adolescenziale e di gioventù di una vita di paese, del suo paese, Malo, in provincia di Vicenza. E questi ricordi, messi su carta in una lingua devastante per quegli anni (1963), un misto di italiano, veneto e gramelot, diedero vita ad uno dei più grandi romanzi italiani del XX secolo "Libera nos a Malo". E sarebbe ingiusto parlare di Meneghello senza ricordare la storia d'amore lunga una vita con Kate, un’ebrea della Voivodina sopravvissuta ad Auschwitz, scomparsa alcuni anni fa.
Questo è un estratto dal saluto di Marco Paolini, atto/auto-re veneto e amico di Gigi, pubblicato ieri sul suo sito:
"Se non lo avete mai letto prima, fatevi scuotere dall’inevitabile clamore dei giornali in questi giorni, dai coccodrilli dei ricordi di quanti, più autorevoli di me o più vicini a lui, o semplici lettori, vorranno testimoniare. Fatevi scuotere e cominciate un suo libro, il più famoso, così arriverete all’irresistibile pagina di “Libera nos a Malo” in cui un brombòlo (insetto mitologico dell’alto vicentino) scala un monumento usando i nomi dei caduti incisi nel marmo non come citazioni ma come appigli alle sue zampette."
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