Passa ai contenuti principali

Centrali nucleari: ci vogliono cento anni e centinaia di milioni di euro per chiuderne una

Il Sole 24 Ore, con un report pubblicato sul numero di lunedì 31 gennaio 2011, a pag. 11,  informa chiaramente su tempi e costi necessari per il "decomissioning" di una centrale nucleare. Possono essere necessari, secondo una ricerca dell'Università dell'Ohio, fino a 110 anni, così composti: 50 anni di fermo impianto per ridurre il livello generale di radioattività del sito, cui seguono 60 anni di smantellamento effettivo.
Deposito di scorie nucleari Assen II, in Germania

La Germania sta correndo ai ripari perchè, dopo aver stoccano centinaia di migliaia di fusti di scorie nucleari nelle miniere di sale di Assen, ha scoperto che le impreviste infiltrazioni di acqua nel sottosuolo avevano sciolto il salgemma ed intaccato i fusti contenenti le scorie.
Photograph by Emory Kristof, National Geographic
Insomma, sullo smaltimento delle scorie nucleari ci sono solo due certezze: i costi atronomici e l'impossibilità di renderle innocue. Il meglio che oggi la tecnologia consente è di accantonarle in un posto il più sicuro possibile, in attesa che nel futuro i nostri nipoti gestiscano il problema. In altre parole, la stessa logica che ha portato alla creazione delle mega discariche di immondizia ai bordi delle grandi città.

Commenti

Cristiano dalianera ha detto…
Leggevo da qualche parte che l'Ente Ambiente e Sviluppo di Vigevano ha trovato la soluzione definitiva allo smaltimento delle scorie radioattive. Verranno tutte convertite in Didò. La notiza sta nel fatto che di notte gli gnocchi di Didò brilleranno al buio. Per 12.000 anni.

Post popolari in questo blog

Il Chopper di Alan Oakley e i miei sogni di ragazzino

È morto ieri a 85 anni Alan Oakley, l'uomo che nel 1967 progettò per la Raleigh uno dei più singolari e fortunati modelli di bicicletta, la "Chopper", che salvò dal fallimento la fabbrica inglese. Il primo esemplare della strana bici fu messo in vendita in Inghilterra nel settembre del 1969, ed uscì di produzione nel 1984 con il record di 1,5 milioni di pezzi venduti. Per noi adolescenti degli anni '70 la chopper era rivoluzionaria, con il suo sedile largo con lo schienale, il cambio con la leva come un'automobile, la ruota posteriore grande e quella anteriore piccolissima, il manubrio altissimo e ripiegato all'interno. Per noi ragazzi nati alla fine degli anni '50 la bici era solo quella pesante d'acciaio da corsa o da città, non c'era l'alluminio, al massimo l'olandesina, ma solo per le donne o per contadini emiliani. Ancora non erano nate le mountain bike e l'unica altra rivoluzionaria apparsa sulle strade era la Graziella...

Di che colore erano le città del medioevo?

Spesso, visitando le splendide città medioevali italiane, maturiamo la convinzione che esse fossero molto austere, nelle forme e nel colore. Le mura, le case, le torri, le cattedrali ci appaiono oggi nei colori della pietra, anche scurita dal passare del tempo. E invece sbagliamo. Dobbiamo dire grazie ad artisti come Benozzo Gozzoli e Giotto se oggi sappiamo con certezza che le città medioevali erano delle vere e proprie "follie cromatiche " ( cit.  Philippe Daverio ). Ad esempio Arezzo, nel quadro di Benozzo Gozzoli, era così all'epoca di S. Francesco, con facciate delle case rosso vivo o blu intenso: E anche Giotto ci ha lasciato una sua immagine di Arezzo sgargiante nei suoi colori: Ma anche le grandi cattedrali gotiche (aggettivo che oggi usiamo per indicare realtà austere, essenziali) del nord Europa dovevano essere tutt'altro che grigie. Ad esempio, questa è la facciata della cattedrale di Limburg an der Lahn, in Germania, 70 km a nord di Francoforte, ...

Botero a Roma

 Siamo tornati a Roma, bisogna farsene una ragione. Le vacanze, belle o brutte che siano state, sono finite. E allora, cosa fare per alleviare la pesantezza di questi giorni di ripresa della routine quotidiana? Io una proposta ce l'ho: una breve passeggiata nelle bellezze del centro storico di Roma per ammirare, oltre a tutte le opere monumentali, le chiese, i musei che già conosciamo, anche l'esposizione temporanea di 8 opere di Botero, lo scultore colombiano. Il giro è semplice: si parte dal piazzale del Pincio, dove sono esposte la "Donna sdraiata" e la "Venere dormiente" Poi si scende a piazza del Popolo, dove, proprio davanti al celebre ristorante "Il Bolognese", troviamo le due statue "Adamo" e "Eva" Proseguiamo ora per via del Corso. La successiva opera è "Cavallo con briglie", in largo San Carlo al Corso. Ancora avanti lungo via del Corso, fino a piazza San Lorenzo in Lucina, dove al centro della piazza (pedona...