Sabato don Mario se n'è andato, in punta di piedi, e si è presentato alle porte del paradiso, dove l'aspettava S. Francesco, circondato da tutti gli animali che don Mario aveva amato nel corso della sua vita.
L'immagine non è mia, ma di Axel Munthe, che nella "Storia di S. Michele" immagina di arrivare al giudizio finale con la paura di dover rendere conto di una vita dissoluta, nella quale l'unica cosa buona era stato un amore profondo per gli animali. E proprio quell'amore per gli animali divenne per lui il salvacondotto per entrare.
Ed io immagino che sabato sia andata proprio così: don Mario è entrato in paradiso dalla porta principale accolto dal saluto festoso dei tanti animali che durante la vita ha curato, protetto, difeso.
Ma don Mario non fu solo il parroco degli animali, ma anche di tanti e tanti uomini e donne,che amò e di cui condivise le pene materiali e morali.
Un ricordo personale: nonostante don Mario fosse il parroco di una grande chiesa nel centro storico di Roma, S. Giovanni dei Fiorentini, nel cui territorio sorgeva, e sorge, l'istituto dove frequentai il liceo,io lo conobbi per caso, in una chiesa vicino al Circo Massimo, S. Teodoro, dove stava celebrando una funzione religiosa. Fui davvero folgorato dalla sua semplicità, dalla gioia che esprimeva, dalla serenità che trasmetteva, e mi ripromisi di approfondire la sua conoscenza. E quale migliore occasione c'era se non quella di partecipare alla messa domenicale di mezzogiorno nella sua parrocchia: la domenica andare alla messa di mezzogiorno celebrata da don Mario era una festa: in chiesa tanti animali, e non solo cani e gatti, ma pesci rossi tenuti da bimbi con cura dentro le bolle di cristallo, criceti nelle gabbiette. Ma anche tanta, tantissima gente, circostanza assolutamente unica in una chiesa del centro di Roma. E il carisma di don Mario era grande: quando iniziava l'omelia sulla chiesa scendeva un silenzio assoluto ed ognuno ascoltava quelle parole che avvertiva essere pronunciate solo per sé. Sembrava che don Mario non avesse altri che te per parlare, ed ogni frase, ogni esempio, ogni esortazione, scendeva dritta nel cuore di chi ascoltava come se fosse l'unico presente.
Ricordo una domenica in cui il vangelo da commentare era la parabola del cosiddetto "figliol prodigo". Don Mario la interpretò, fece il padre, commosso, che a fatica, per l'età, correva incontro al figlio. Fece il figlio umiliato e il figlio rancoroso, e chiuse tutti in un cerchio di Amore assoluto, simulando un abbraccio che raccoglieva tutto il mondo. Don Mario sentiva chiaramente il grande Amore di Dio, che supera tutte le miserie umane e tutto sa capire e perdonare. Quando chiudeva la celebrazione invitava i presenti a portare una carezza alle donne rimaste a casa, perché "...una mamma non sempre ha il tempo per venire a messa, ma quando prepara con amore un bel pranzo per la famiglia, quello vale più di una messa"!
Un'altra sua passione era la musica, che suonava con maestria sotto le volte della grande chiesa barocca, o che ascoltava rapito durante i concerti di organo che organizzava la sera. Ma era anche un grande studioso della bibbia, un esegeta, un conoscitore profondo della terra santa, dove accompagnava gruppi di pellegrini lungo itinerari non convenzionali, alla scoperta delle radici della fede cristiana.
Don Mario era un sacerdote appassionato, sempre pronto ad ascoltare e a capire. Non gli ho mai sentito pronunciare una parola aspra o una risposta piccata, anche quando gli vennero fatte delle vere e proprie "cattiverie". Quando battezzava un bambino (e capitava spesso la domenica) era felice: guardava la creatura come se fosse il depositario del futuro dell'umanità, lo prendeva in braccio e lo portava lungo tutta la navata centrale a ricevere l'omaggio dei presenti. Alle sue celebrazioni venivano in tanti, credenti e non. Qualcuno veniva perché poteva portare con sé il cane, qualcun altro perché lì dentro si sentiva accettato e non respinto, qualcuno incuriosito dal passa parola sul prete degli animali...ma nessuno usciva uguale a come era entrato. Si usciva con dentro al cuore la vera gioia. Ed è in quella gioia che, ne sono certo, don Mario sta ora vivendo in piena libertà, senza i tanti acciacchi e le preoccupazioni, circondato da tutti i suoi animali, e sicuramente impegnato a discutere appassionatamente con S. Francesco.
Ciao, don Mario, grazie.
L'immagine non è mia, ma di Axel Munthe, che nella "Storia di S. Michele" immagina di arrivare al giudizio finale con la paura di dover rendere conto di una vita dissoluta, nella quale l'unica cosa buona era stato un amore profondo per gli animali. E proprio quell'amore per gli animali divenne per lui il salvacondotto per entrare.
Ed io immagino che sabato sia andata proprio così: don Mario è entrato in paradiso dalla porta principale accolto dal saluto festoso dei tanti animali che durante la vita ha curato, protetto, difeso.
Ma don Mario non fu solo il parroco degli animali, ma anche di tanti e tanti uomini e donne,che amò e di cui condivise le pene materiali e morali.
Un ricordo personale: nonostante don Mario fosse il parroco di una grande chiesa nel centro storico di Roma, S. Giovanni dei Fiorentini, nel cui territorio sorgeva, e sorge, l'istituto dove frequentai il liceo,io lo conobbi per caso, in una chiesa vicino al Circo Massimo, S. Teodoro, dove stava celebrando una funzione religiosa. Fui davvero folgorato dalla sua semplicità, dalla gioia che esprimeva, dalla serenità che trasmetteva, e mi ripromisi di approfondire la sua conoscenza. E quale migliore occasione c'era se non quella di partecipare alla messa domenicale di mezzogiorno nella sua parrocchia: la domenica andare alla messa di mezzogiorno celebrata da don Mario era una festa: in chiesa tanti animali, e non solo cani e gatti, ma pesci rossi tenuti da bimbi con cura dentro le bolle di cristallo, criceti nelle gabbiette. Ma anche tanta, tantissima gente, circostanza assolutamente unica in una chiesa del centro di Roma. E il carisma di don Mario era grande: quando iniziava l'omelia sulla chiesa scendeva un silenzio assoluto ed ognuno ascoltava quelle parole che avvertiva essere pronunciate solo per sé. Sembrava che don Mario non avesse altri che te per parlare, ed ogni frase, ogni esempio, ogni esortazione, scendeva dritta nel cuore di chi ascoltava come se fosse l'unico presente.
Ricordo una domenica in cui il vangelo da commentare era la parabola del cosiddetto "figliol prodigo". Don Mario la interpretò, fece il padre, commosso, che a fatica, per l'età, correva incontro al figlio. Fece il figlio umiliato e il figlio rancoroso, e chiuse tutti in un cerchio di Amore assoluto, simulando un abbraccio che raccoglieva tutto il mondo. Don Mario sentiva chiaramente il grande Amore di Dio, che supera tutte le miserie umane e tutto sa capire e perdonare. Quando chiudeva la celebrazione invitava i presenti a portare una carezza alle donne rimaste a casa, perché "...una mamma non sempre ha il tempo per venire a messa, ma quando prepara con amore un bel pranzo per la famiglia, quello vale più di una messa"!
Un'altra sua passione era la musica, che suonava con maestria sotto le volte della grande chiesa barocca, o che ascoltava rapito durante i concerti di organo che organizzava la sera. Ma era anche un grande studioso della bibbia, un esegeta, un conoscitore profondo della terra santa, dove accompagnava gruppi di pellegrini lungo itinerari non convenzionali, alla scoperta delle radici della fede cristiana.
Don Mario era un sacerdote appassionato, sempre pronto ad ascoltare e a capire. Non gli ho mai sentito pronunciare una parola aspra o una risposta piccata, anche quando gli vennero fatte delle vere e proprie "cattiverie". Quando battezzava un bambino (e capitava spesso la domenica) era felice: guardava la creatura come se fosse il depositario del futuro dell'umanità, lo prendeva in braccio e lo portava lungo tutta la navata centrale a ricevere l'omaggio dei presenti. Alle sue celebrazioni venivano in tanti, credenti e non. Qualcuno veniva perché poteva portare con sé il cane, qualcun altro perché lì dentro si sentiva accettato e non respinto, qualcuno incuriosito dal passa parola sul prete degli animali...ma nessuno usciva uguale a come era entrato. Si usciva con dentro al cuore la vera gioia. Ed è in quella gioia che, ne sono certo, don Mario sta ora vivendo in piena libertà, senza i tanti acciacchi e le preoccupazioni, circondato da tutti i suoi animali, e sicuramente impegnato a discutere appassionatamente con S. Francesco.
Ciao, don Mario, grazie.
Commenti
Don Mario, grazie anche da parte mia.
...and thanks for stopping by my blog! :) Take it easy!