Nelle ultime settimane ho avuto l'opportunità di frequentare, con una certa frequenza, un ospedale (dove è ricoverato un carissimo amico), e poi il carcere romano di Rebibbia, dove sono entrato per motivi professionali. Ecco, stranamente nella mia mente si è formato un ponte fra le due realtà, un ponte che ho faticato un po' a decifrare, ma la cui realtà poi mi è apparsa chiara: il mio ponte mentale unisce due realtà di "cura della persona". Una è la cura del corpo ammalato, l'altra è la cura del "cuore" ammalato, della rieducazione della persona dopo un evento di cui la persona si è resa responsabile. Capisco, provare a tracciare un parallelo fra un ospedale e un carcere è difficile, troppo differenti le due realtà. Ma sicuramente c'è una linea che le unisce: quella di avere al centro la persona, con tutte le sue fragilità e le sue responsabilità, ma anche con il diritto di essere curata. E questo mi ha fatto riflettere sulla finalità del carcere ...
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