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Visualizzazione dei post con l'etichetta doping

Doping? sì, grazie

Lo temevo, anzi, lo sapevo, ma leggerlo è sempre amaro: "...in Italia (ci sono) almeno mezzo milione di sportivi truccati e senza controllo, vittime del mito della vittoria anche quando la vittoria non vale niente, solo l'orgoglio di arrivare davanti, o di specchiarsi e vedere muscoli lucidi e turgidi da culturista. Sono i "dopati fai da te", cioè il vero motore di un'industria parallela a quella della droga, nelle mani della criminalità organizzata, che fattura due miliardi di euro all'anno e che nel 2007 ha visto commerciare Epo per oltre 200 milioni." Lo scrive Maurizio Crosetti su Repubblica , confermando quella che era già più di una sensazione. Lo spunto è l'amara vicenda del ciclista Riccò, cacciato dal Tour come un criminale per essersi "bombato" con una sostanza, l'EPO, che consente di aumentare i globuli rossi nel sangue, con conseguente miglioramento delle prestazioni. Forse è il caso di ricordare cosa sia l'EPO: e' ...

Figlio mio, il doping è per i deboli, noi continuiamo a pedalare

Non ce la faccio più, non ce la faccio più a dovermi giustificare con mio figlio di 11 anni che ama il ciclismo come me e più di me, che viene in bici con me, che si guarda tutte le tappe del Giro e del Tour, che sa a memoria i nomi di tutte le salite, conosce le squadre, gli sponsor, i direttori sportivi. E puntualmente, appena vede un ciclista che scatta, o va in fuga o vince una volata mi chiede implacabile: "questo è dopato, papà?". E io "ma no, ma che dici, oramai sono tutti controllati, hanno firmato il codice d'onore...", e poi apri il sito internet di Repubblica e leggi "Tour, Riccò trovato positivo all'EPO. Il corridore fermato dai gendarmi". Papà, è dopato? mi chiede guardandomi con un'espressione di commiserazione. Sì, sì, sì, mannaggia, mille volte sì....è dopato, altri saranno ancora dopati, ma la bicicletta non è dopata, figlio mio, la bicicletta è una scuola di vita e di carattere, la bicicletta vive di te, della tua forza, va f...

La vita a volte si comporta da galantuomo

Schiacciata dalle tante notizie sportive del lunedì (motociclismo, tennis, calcio giocato e calciomercato) c'era oggi sui giornali anche la notizia della vittoria, nel campionato italiano di ciclismo maschile su strada di Filippo Simeoni , 37 anni, ciclista professionista da 13 anni, qualche vittoria di tappa nei "giri" fino al 2005, un grave incidente e il fallimento della squadra dove militava. Ma se nell'ambiente aveste chiesto chi fosse questo Simeoni, avreste visto espressioni strane, facce in difficoltà. Già perché il ciclismo professionista si teneva su, nel passato direi molto spesso, oggi forse meno, con due grandi forze: il doping e l'omertà. E Simeoni, caduto anche lui nel giro dell'EPO, ne era venuto fuori e aveva osato denunciare il medico che gestiva questo losco affare, il famigerato dott. Michele Ferrari, e Lance Armstrong, il ciclista americano padrone del Tour de France, che mal digerì questo affronto e scatenò il "gruppo" (compost...