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Visualizzazione dei post con l'etichetta 25 aprile

Un 25 aprile di condanna e di speranza a Forte Bravetta.

 Un 25 aprile diverso, quello di questo 2024, iniziato benissimo ieri, 24, con la presentazione all'interno del Parco dei Martiri di Forte Bravetta dei canti della Resistenza e delle lettere dei confinati e dei prigionieri politici del regime nazifascista. Ma il risveglio del 25 è stato molto meno bello (per usare un eufemismo) con la scoperta del gesto vigliacco di qualcuno che nella notte aveva osato imbrattare la lapide riportante i nomi dei 68 martiri di Forte Bravetta. Il lavoro frenetico della squadra "decoro" del Comune di Roma, subito intervenuta per riparare il danno, ha consentito di rimuovere la scritta oltraggiosa, anche se ciò ha causato la parziale cancellazione anche dei nomi riportati sulla lapide. Ma poi la rabbia per la profanazione si è stemperata vedendo le centinaia di cittadini presenti all'interno del Forte Bravetta per la commemorazione dei martiri a 80 anni dal loro eccidio. Toccanti le parole pronunciate durante la commemorazione dalla nipote...

A Forte Bravetta contro la pena di morte

"Sono Laura D'Oriano. Mi hanno uccisa qui, a Forte Bravetta. Avevo solo 31 anni e sono stata l’unica donna ad essere condannata a morte con sentenza eseguita nella storia d’Italia." "Sono don Giuseppe Morosini, e sono stato ucciso con un colpo sparatomi alla testa da un ufficiale fascista mentre ero legato qui, su questa sedia, nella Piazza d'Armi di Forte Bravetta il 3 aprile del 1943". "Sono Vittorio Mallozzi, vivevo in quella zona che oggi voi chiamate Valle Aurelia e che alla mia epoca si chiamava Valle dell'Inferno perché noi lavoravamo dentro le fornaci arroventate per fabbricare mattoni. Sono stato ucciso qui, a Forte Bravetta, dalla Polizia dell'Africa Italiana il 31 gennaio del 1944". Le parole escono chiare dalle loro bocche, senza rabbia, ma con un senso di ineluttabilità, con la freddezza di qualcosa che si è già concluso e che, per quanto terribile non è più rimediabile. A pronunciarle sono i giovani liceali dell'istituto M...

Il 25 aprile ha ancora un senso?

Il 25 aprile ha ancora un senso? e se sì, quale? E' la domanda che stamattina è risuonata più volte fra i cittadini di Bravetta (un quartiere romano oggi pienamente inglobato dalla città ma fino a 70 anni fa in piena campagna) che si sono incontrati per onorare la memoria dei caduti della guerra di liberazione. Due sono stati gli eventi: il primo la deposizione di una corona di alloro al cippo posto all'incrocio fra via di Bravetta e via della Pisana e dedicato alla memoria dei caduti del quartiere. Il secondo, una riflessione comune in una zona simbolo della resistenza romana e dell'orrore della dominazione nazifascista: forte Bravetta, dove, fra gli altri, fu trucidato il 13 aprile 1944 don Giuseppe Morosini. E quindi, che senso ha commemorare oggi il 25 aprile? Molte sono state le risposte, ma tutte convergenti verso un comune valore, quello della democrazia. Il 25 aprile è la festa in cui non sono ammessi fraintendimenti, non sono possibili sfumature: la...

25 Aprile 2017 nel XII municipio di Roma

Il 25 Aprile si sono tenute nel quartiere Bravetta di Roma due celebrazioni per la festa della Liberazione dal nazifascismo. La prima, all'incrocio fra via della Pisana e via di Bravetta, dove è posta una stele in memoria dei caduti del quartiere. La seconda nel Parco dei martiri di Forte Bravetta, dove furono trucidati decine di romane e romani fra l'ottobre 1943 e il giugno del 1944. Qui le foto delle due manifestazioni. Durante la celebrazione a Forte Bravetta Ernesto Bassignano, cantautore, giornalista e conduttore radiofonico, ha intonato alcuni canti della resistenza. A Forte Bravetta ha partecipato, senza peraltro pronunciare alcun discorso ufficiale, il presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini.

Affrontare il dolore della storia passeggiando nel bosco

Metà agosto 2011. C'è sole, fa caldo e il cielo è luminoso. La capanna dei pastori appare così, in mezzo ad un bosco della montagna pistoiese, dopo una curva del sentiero: Sembra un tranquillo rifugio appenninico, assolato e frequentato da gitanti allegri e spensierati: risalente alla metà del XIX secolo, come indica una lapide murata sull'esterno di una parete Ma il luogo è particolare, e custodisce una memoria atroce che va conosciuta. Siamo nel luglio del 1944, nei boschi dell'appennino pistoiese, a metà strada del sentiero che conduce verso il Lago Nero. L'aspetto della capanna era questo: La "Capanna dei pastori" ospita appunto un piccolo gruppo di pastori, cinque per l'esattezza, originari della Versilia e saliti sulle montagne con le pecore. Sono i giorni tremendi della Repubblica di Salò, della guerra partigiana, e la capanna si trova appena al di qua della linea gotica, allestita dai nazisti per difendersi dagli attacchi delle truppe alle...

25 aprile e bicicletta

C'è un legame profondo, anche strano, antico fra la giornata del 25 aprile, in cui l'Italia celebra la liberazione dal nazifascismo, e la bicicletta. Forse è il ricordo delle staffette partigiane, forse è il desiderio di collegare la memoria della liberazione del Paese ad un oggetto (la bicicletta) e ad un'attività (il ciclismo) che "sanno" di buono, di bello, di stabile, di sicuro. Fatto sta che oramai da molti anni, e ogni anno di più, festeggiare la giornata della liberazione a Roma si lega alla bicicletta. Certamente il merito va innanzitutto al Gran Premio Ciclistico della Liberazione, che si corre in circuito fra le Terme di Caracalla, Porta S. Paolo, la passeggiata archeologica. passaggio dei ciclisti sotto la lapide che ricorda la lotta della resistenza a Roma Ma sono tanti i ciclisti che in questa giornata legano fra di loro vari luoghi della memoria antifascista con un circuito ciclistico "indipendente", fatto di memorie personali e pubbliche...