Passa ai contenuti principali

Magociclo alla scoperta della pista ciclabile di via della Pisana, Roma. Ovvero, come riempirsi gli occhi ed il cuore di tristezza

Questo è il resoconto di un sopralluogo effettuato domenica 16 settembre 2007 lungo la pista ciclabile di via della Pisana, Roma. L’opera risale a circa 4 anni fa, e fu realizzata in concomitanza con la costruzione di una conduttura fognaria sotto la sede stradale. Innanzitutto descrivo la tipologia di percorso: è una porzione del marciapiede sinistro (provenendo dal GRA in direzione centro città) ben delimitata dalla parte destinata ai pedoni con un cordolo in travertino alto circa 30 cm. Il terreno è in leggerissima pendenza, che però quasi non si avverte, la lunghezza è di 1.330 metri.


Si parte dal...nulla. Mi spiego: la ciclabile inizia all'incrocio tra via della Pisana, via del Ponte pisano e via di Brava.

Siamo nella campagna romana, intorno alla strada ci sono campi e una magnifica area protetta, la suggestiva sughereta dei Massimi, che la ciclabile costeggia lungo il lato sud-est.

La ciclabile inizia qui dal nulla, e, vi anticipo, finirà altrettanto nel nulla. Non c’è una rastrelliera, una panchina, una mappa dei percorsi ciclabili di Roma, come ad esempio a Mezzocammino.
Di fronte c’è un supermercato e di fianco una fermata dell’autobus 881.
Davvero non si capisce quale sia stata la logica dei progettisti, né si capisce se la pista faccia parte di un segreto progetto più ampio che, ad esempio, tracci una nuova via di uscita in bici dalla città utilizzando il cavalcavia sopra il GRA (destinazione mare?). Infatti via della Pisana finisce su via di Malagrotta, da cui parte via di Malnome. Seguendo questa via si arriva su via della Muratella e poi, di qui a Fiumicino, Maccarese e Fregene.
Ad oggi questo spezzone di poco più di 1 chilometro di ciclabile è semplicemente "inutile", ma poiché è presente sulla mappa del comune di Roma, vale la pena sottoporla a prova.

Dunque, indosso il caschetto e inizio il percorso. La larghezza della ciclabile è formalmente di circa 2,5 metri, ma la sorpresa principale è proprio qui: lungo quasi tutto il percorso (1.330 metri) le sterpaglie, l'immondizia, i detriti presenti sulla pista sono tali da restringerne la luce a non oltre 30/40 cm.










Le foto qui a fianco sono davvero ingenerose nella loro durezza, ma descrivono meglio di qualunque discorso la realtà. La pista è interamente invasa da cocci di vetro, materiali edili, arbusti, erbacce, immondizia varia (il reperto più originale è un paio di stivali di gomma, vicino ad un materassino in gommaspugna).


Il ciclista che voglia affrontarla deve necessariamente indossare pantaloni lunghi, maglia a maniche lunghe e guanti, perché alcuni passaggi non consentono in alcun modo di evitare il contatto di braccia e gambe con gli arbusti spinosi. Il rischio di forature è elevatissimo, come anche il rischio di cadute se si usa una city bike o una bici da corsa con copertoncini stretti.
Procedo lungo la pista molto lentamente, con la sola accortezza di non farmi male. In pochi minuti arrivo alle porte della città, all’altezza del quartiere ex INCIS, visibile subito per le palazzine in cortina rossastra.

Sono all’altezza del civico 401 di via della Pisana (a proposito: la mappa comunale indica come punto di arrivo della ciclabile “via C. Fontana”. Io non l’ho trovata, né sul posto né sulle mappe) e la pista è finita, in un ultimo passaggio fra cumuli di immondizia.

È fin troppo evidente che nessuna delle funzioni pubbliche preposte alla cura della pista (comune, municipio, AMA, Multiservizi) svolge il proprio servizio. Questa striscia di asfalto è assolutamente abbandonata a se stessa, ponendo in gravissimo pericolo l’incolumità dei malcapitati ciclisti che volessero percorrerla.
È difficile aggiungere altri commenti a quello che ho documentato con le foto. Posso solo condividere la tristezza e lo scoraggiamento provati nel vedere questo sfacelo, e l’amarezza per il modo in cui vengono sperperati i nostri soldi.

Commenti

cormarco ha detto…
Caro Magociclo, come sai bene conosco perfettamente il luogo della fantomatica pista. E' purtroppo uno dei pochi luoghi al mondo in cui e molto meglio passarci in auto che in bici, almeno non si fa troppo caso alla discarica a cielo aperto che, devo dire, noi tutti contribuiamo a riempire. Le tue foto sono davvero impietose. Non resta che sperare (inutilmente!?) che la pista faccia parte di un arcano disegno di qualche amministratore e che non sia invece un semplice e inutile addendo al totale dei km di piste così orgogliosamente sbandierato.
magociclo ha detto…
AGGIORNAMENTO

Ad un mese dal nostro reportage segnalo che la ciclabile pisana è stata completamente ripulita da tutte le sterpaglie che la invadevano. E' stata effettuata anche un'operazione di pulizia, rimuovendo i frammenti di vetro, i sacchi di plastica e l'immondizia ammucchiata lungo il percorso.
Significa che qualcuno ci legge e sa che i commenti che appaiono su Romapedala, molto seguiti dai ciclisti della capitale e non solo, sono finalizzati al miglioramento delle condizioni che la città ci può offrire. Quindi il nostro obiettivo non è mettere qualcuno sul banco degli accusati, ma valutare le singole situazioni e segnalarle. Quindi grazie a Romapedala la ciclabile pisana, che rimane peraltro una cattedrale nel deserto, ora almeno è stata ripulita.
E questo deve essere un incentivo a non mollare mai e a segnalare tutto quello che secondo noi deve essere portato a conoscenza della collettività.
Il prossimo appuntamento dovrebbe essere con la promessa ciclabile "Colombo/Grottaperfetta", sulla quale alcuni di noi stanno approntando un po' di documentazione.
Forza ragazzi, con la trasparenza e la costanza qualche risultato arriva!
Magociclo

Post popolari in questo blog

Luce per bici senza batterie e senza dinamo: la Magnic Light

E' ancora in fase sperimentale, ma se dovesse essere prodotta in scala industriale la Magnic Light promette di essere un'ottima soluzione per rendere visibile il ciclista nel buio e per illuminarne la strada. Si tratta di una innovativa dinamo sviluppata dal tedesco Dirk Strothmann, che la definisce la prima dinamo compatta per biciclette senza contatti. Non ci sono batterie, è una vera e propria dinamo, che però non è in contatto fisico con il cerchione.


Funziona con tutti i tipi di cerchioni metallici (di solito fatti in alluminio, acciaio o magnesio). Anche l'alluminio e il magnesio, pur non essendo magnetici (ma paramagnetici) sono però materiali conduttivi. I movimenti relativi dei magneti e del materiale conduttivo vicino inducono delle correnti parassite - dette anche correnti di Foucault - nel materiale conduttivo, nel nostro caso il cerchione metallico. Queste correnti parassite hanno i loro campi magnetici che vengono assorbiti dal generatore del Magnic Light, pr…

Come cercare di non farsi rubare la bici - gli errori più comuni e qualche consiglio

I furti di bici sono in costante aumento, per varie ragioni. Qui proviamo a fare qualche riflessione sugli errori più comuni che noi ciclisti commettiamo, per imparare a non commetterli più, sui più diffusi antifurti e sul loro uso.
Premesso che gli elementi da considerare quando si lascia in strada la bici sono:
Efficacia antifurtoEfficacia ancoraggioValore della biciLuogo di sostaDurata della sosta
mi limiterò ad una rapida panoramica dei più frequenti modi di posteggiare la bici in strada, valutando l'efficacia dell'antifurto e dell'ancoraggio.

Per iniziare tre regole ASSOLUTE:
Prima regola: MAI LASCIARE LA BICI APPOGGIATA AL MURO SENZA LEGARLA, nemmeno per comprare il pane.
Questa bici non è a rischio di furto, è a certezza di furto, anche se il proprietario sta solo comprando il giornale all'edicola di fronte.

Seconda regola: MAI LEGARE AD UN PALO LE SOLE RUOTE DELLA BICI. In particolare è del tutto inutile legare l'antifurto meccanico della bici ad un palo …

L'acqua a Roma. 2017: fine di una spensieratezza millenaria

La grandezza di Roma nei secoli si è basata anche sulla grande capacità dei romani di gestire l'acqua, costruendo acquedotti, terme, bagni pubblici. Ovunque andassero, i romani provvedevano a far arrivare l'acqua nelle terre conquistate.
E per quasi tremila anni gli abitanti di Roma non si sono mai preoccupati della loro acqua.
Dovevamo arrivare al 2017 per doverci improvvisamente confrontare con la siccità, la penuria di acqua e l'onta delle turnazioni.
E oggi, forse ultima domenica del millenario periodo di spensieratezza idrica dei romani, ho fatto un giro per la città per documentare quanto l'acqua e il suo uso sia parte integrante della vita delle nostre strade.
Ecco cosa ho visto