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A Roma si parla, a Londra si fa


Mentre a Roma i nostri ormai ex amministratori continuano a chiacchierare, a polemizzare sui temi della mobilità ecocompatibile e ad organizzare inutili domeniche ecologiche, ieri il sindaco di Londra, Ken Livingstone, ha adottato un provvedimento eclatante: a partire dal prossimo ottobre i proprietari delle auto dai consumi elevati di carburante (compresi i residenti nel centro!) dovranno pagare 25 sterline (circa 37 euro) al giorno per circolare nella parte centrale di Londra (la tassa riguarda le auto che emettono più di 2250 grammi di biossido di carbonio per chilometro).
Ma legato a questo annuncio, che già di suo è straordinario, ce n'è stato un altro, ancor più esaltante: il sindaco ha infatti detto che questa nuova "tassa sui consumi di carburante" consentirà di rastrellare da 30-50 milioni di sterline l'anno e di coprire la gran parte dei costi di un'iniziativa legata all'uso delle biciclette che consentirà tra l'altro il noleggio di due ruote nel centro cittadino sull'esempio di quel che accade a Parigi. Di cosa si tratta? Si tratta di replicare, in meglio, il sistema Velib parigino, mettendo su strada 6.000 bici da utilizzare con il sistema del noleggio breve, gestito in automatico con una tesserina magnetica.

Mentre a Londra si decide, a Roma si aprono con grave ritardo i "cantieri" per il velib capitolino. Questo è il cantiere aperto il 12 febbraio in piazza di Spagna

Gli stand per il prelievo e la consegna delle bici saranno diffusi presso tutte le stazioni metro della City, così da consentire un fondamentale contributo al commuting quotidiano. Il servizio inoltre, e questa è la differenza principale con quanto avviene a Parigi, sarà gestito direttamente dalla municipalità, senza appalti a società private. A Parigi infatti alla JC Decaux, concessionaria del servizio, sono state contestate alcune inefficienze, quali il mancato servizio notturno di ripartizione delle bici fra le varie postazioni (sembra che le rastrelliere di Montmartre, in cima alla collina, siano sempre sguarnite) e la mancata riparazione delle bici guaste.
Il progetto britannico è a lunga durata, e prevede investimenti di quasi 750 milioni di euro nel prossimo decennio, per trasformare Londra in una città amica delle bici, portando il numero dei ciclisti urbani quotidiani dagli attuali 480.000 a 1.700.000 nel 2025.
Ovviamente anche a Londra c'è qualche polemica, ad esempio da parte dei responsabili dei municipi periferici, che lamentano di non essere stati consultati, o dei ciclisti più raffinati, che contestano la scelta di bici massicce, con cestino e portapacchi, tanto da chiamarle "bici della nonna". E' stato loro spiegato che si tratta di una scelta precisa, finalizzata a rendere meno appettibili dai ladri le bici adottate per questo servizio. Anche i tempi di realizzazione non sono brevissimi, perché si parla di due anni, ma la via ecologico-ciclistica sembra essere stata scelta definitivamente, senza che siano ipotizzabili futuri futuri ripensamenti.
E riprendendo un nostro vecchio tormentone, sempre più mi convinco che Roma non è Londra!

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