Passa ai contenuti principali

Race for the cure 2008

Roma, 8.30 di domenica 18 maggio: la domanda è inevitabile: esco o rimango? Sta piovendo a dirotto, con scrosci d'acqua impetuosi. Dopo pochi minuti il temporale finisce, ma il cielo rimane grigio, pesante. Sono le 8.45, devo decidere...va bene, vado!
Inizia così, con l'impavida soluzione ad un dubbio amletico, la mia personale "race for the cure", mini gara podistica organizzata per una raccolta fondi destinata alla prevenzione del tumore al seno.
Arrivo alla partenza, allo stadio delle terme di Caracalla, già bello inzuppato di pioggia. Meglio, faccio bella figura di fronte ai tanti atleti che già da 1 oretta si stanno "scaldando" e sono bagnati...di sudore.
Gironzolo un po' nel villaggio, dentro lo stadio,ma oramai ci sono solo i volontari e qualche corridore ritardatario che ancora deve iscriversi: i partecipanti sono già tutti lungo il viale in attesa dello start.Mi faccio largo e conquisto anch'io un posticino sulla starting line, e, mentre continua a piovere, mi impiccio un po' di quelli che ho intornoMa la curiosità finisce, e sono impaziente di partire. E' la mia "seconda volta", la prima sui 5 km, per di più con un tempaccio inclemente.
Lo starter dà il via e le prime file dei "competitors" scattano, divorando il selciato sotto le suole che volano silenziose e veloci.
Ora tocca a noi, partecipanti alla minimaratona non competitiva.

Come vedete la partenza è affollata e bisogna uscire dal viale per trovare finalmente la strada libera e poter iniziare a correre con il proprio passo. Costeggio il Circo Massimo fra gli sguardi stupiti dei turisti che già gironzolano per le zone archeologiche. Alla Bocca della Verità il cartello del 1° km. Guardo il cronometro: 6' 30". Ottimo, superiore alle aspettative, però penso che è meglio non forzare, il selciato è scivoloso e devo fare ancora 4 km. A piazza Venezia il 2° km arriva "facile", mantengo la media, anche se ho l'impressione che tutti mi stiano superando. Entro in via dei Fori e lo spettacolo è mozzafiato: la via è piena di persone che corrono sotto lo sguardo severo del Colosseo, che sembra vicino, e invece arriva solo dopo un altro km, stavolta faticoso, sotto nuovi scrosci di pioggia battente. L'acqua mi entra negli occhi, che iniziano a bruciarmi. Provo ad asciugarli con il polso, ma è inutile, il beneficio dura un attimo. Ora c'è da superare la rampetta che corre intorno al Colosseo, ma a quel punto mi sembra di scalare il Mortirolo, fra acqua, sampietrini infìdi, occhi che bruciano, ginocchiano che iniziano a "pungere". L'unico che sembra tranquillo è il cuore. Fa il suo lavoro metodico, non batte all'impazzata, sembra dirmi "dai che ce la fai". Gli credo e accelero sul rettilineo di viale S. Gregorio, alla fine del quale trovo il cartello del 4° km. L'acqua continua a cadermi negli occhi, ma ora non ce n'é più per nessuno. Scalo marcia e aumento il ritmo, le leve si allugano, la falcata sicura e ampia si stende sulla via. Peccato che faccio male i calcoli e la volata, che avrei voluto far durare l'intero ultimo km, deve bruscamente interrompersi davanti ai guaiti del cardiofrequenzimetro. Va bene, ho capito, rimetto la ridotta e continuo a caracollare con il mio passo. A questo punto mi si affianca "Pasquale": un signore dall'apparente età di 75 anni, che sorridente scherza con alcuni amici che lo sostengono dal bordo strada. Sta per superarmi, ma non ci sto. Inizio la mia volata finale con Pasquale, giriamo sul viale delle Terme di Caracalla, il ponte rosso del traguardo è ad un paio di centinaia di metri. Chiudo gli occhi e comincio a correre come se dovessi raggiungere l'ultima corsa dell'autobus notturno. Spingo al massimo, rialzo la testa appena in tempo per sentire lo speaker urlare "33 minuti!" Manca poco, dai, di strada ma anche di fiato. Passo sotto il traguardo in stato ipnotico, ricordo solo di bloccare il cronometro. Continuo a camminare, spinto da quelli che mi seguono. Mi viene un pensiero: ma allora non sono l'ultimo. Poi, superata la trance agonistica, realizzo: ce l'ho fatta, ce l'ho fatta!! Che soddisfazione, ho corso senza mai fermarmi i 5 km in 33' e 54", alla ragguardevole media di 8,9 km all'ora. Mi viene su una lacrimuccia, ma si confonde con la pioggia. Meglio così. Bravo magociclo!

Commenti

Anonimo ha detto…
Me è un fatto realmente accaduto, o la scenggiatura di un film?
Ciao
Anonimo ha detto…
Congratulazioni...adesso devi passare competizioni piu' serie. Cosa ne pensi di NewYork?

MAP
Anonimo ha detto…
Complimenti!
Avevi la maglietta Telepass, vero?
Anonimo ha detto…
Congratulazioni da un ormai (temo) ex-podista.
Bikediablo

Post popolari in questo blog

Come cercare di non farsi rubare la bici - gli errori più comuni e qualche consiglio

I furti di bici sono in costante aumento, per varie ragioni. Qui proviamo a fare qualche riflessione sugli errori più comuni che noi ciclisti commettiamo, per imparare a non commetterli più, sui più diffusi antifurti e sul loro uso. Premesso che gli elementi da considerare quando si lascia in strada la bici sono: Efficacia antifurto Efficacia ancoraggio Valore della bici Luogo di sosta Durata della sosta mi limiterò ad una rapida panoramica dei più frequenti modi di posteggiare la bici in strada, valutando l'efficacia dell'antifurto e dell'ancoraggio. Per iniziare tre regole ASSOLUTE: Prima regola: MAI LASCIARE LA BICI APPOGGIATA AL MURO SENZA LEGARLA , nemmeno per comprare il pane. Questa bici non è a rischio di furto, è a certezza di furto, anche se il proprietario sta solo comprando il giornale all'edicola di fronte. Seconda regola: MAI LEGARE AD UN PALO LE SOLE RUOTE DELLA BICI. In particolare è del tutto inutile legare l'antifurto meccanico

Perché gli Olandesi vanno in bici? qui si parla delle ciclabili, ma anche di politica, economia, salute e vite umane

Guardare alle esperienze degli altri può essere di aiuto. Questo video spiega come hanno fatto gli olandesi a trasformare le loro città in amiche della bicicletta. A seguire ho inserito la traduzione in italiano dei testi, che possono anche essere letti direttamente sui sottotitoli in inglese cliccando su "cc": Traduzione del testo ( l'ordine segue, in via di massima, la sequenza delle slides. Ad ogni cambio di slide corrisponde, più o meno, un "a capo" del testo tradotto ): l'Olanda è il paese con la maggior percentuale di ciclisti al mondo ma è anche il posto più sicuro al mondo dove si possa pedalare, soprattutto grazie alle magnifiche infrastrutture a servizio dei ciclisti, che si trovano ovunque nel paese. Come hanno fatto gli olandesi ad ottenere questa rete di piste ciclabili di alto livello? Molti, compresi anche tanti olandesi, credono che le piste ciclabili siano sempre esistite. Questo è solo parzialmente vero. Sì, (nel passato)

La storia infinita dell'ex residence Bravetta

Il Corriere della Sera del 28 maggio dà notizia della condanna di Barbara Mezzaroma a 23 mesi di reclusione per aver demolito un palazzo nell’ex residence Bravetta, senza averne il permesso. La contestazione mossa all’amministratrice delegata di Impreme è di abuso in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in violazione del testo unico sull’edilizia e del codice dei beni culturali e del paesaggio. La demolizione è avvenuta tra il 2015 e il 2017, mentre il Comune nel 2007 si era accordato con il gruppo Mezzaroma per la riqualificazione del residence, realizzato negli anni Settanta. Quello che a noi abitanti del quartiere risulta difficile da comprendere è il contenuto della decisione del giudici. Il giudice ha infatti stabilito che la Mezzaroma dovrà ricostruire l’immobile e pagare un risarcimento danni al Comune pari a 70 mila euro. Condizione questa cui è sottoposta la sospensione della pena. La domanda che noi ci poniamo è "ma il giudice ha presente cosa sia l