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Andiamo al lavoro in bici

Le recenti norme in materia di assicurazione contro gli infortuni che possono avvenire sul lavoro stabiscono che è tutelato l’infortunio, subito dal lavoratore assicurato, nel normale percorso dalla dimora abituale al lavoro e ritorno, sia che avvenga a piedi sia con mezzi pubblici (cosiddetto "infortunio in itinere). Per quanto riguarda il mezzo privato, invece, l'uso deve essere "necessitato" (deve essere provata, a carico del lavoratore interessato, l'inesistenza di mezzi pubblici che coprano l'intero tragitto o i cui orari non coincidano con quelli del lavoro, ecc.). In questo quadro normativo l'uso della bicicletta per recarsi al lavoro è considerato alla stregua di qualsiasi altro mezzo privato (auto, motociclo) e così, pur sussistendo tutti gli altri elementi previsti dalla legge, è respinta la domanda di indennizzo del ciclista che subisce un infortunio, perché gli viene obiettato che avrebbe potuto usare il mezzo pubblico, equiparando così l'uso della bicicletta a quello dello scooter o dell'automobile.
Secondo me invece chi sceglie la bicicletta per andare al lavoro va tutelato perché aiuta l’ambiente (non inquina non fa rumore, non consuma carburante, ecc.) e, se non usa l’auto contribuisce a diminuire il traffico e la congestione urbana, se non usa il mezzo pubblico contribuisce a rendere meno affollato il servizio.
La FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) promuove una proposta di legge popolare per l'introduzione dell' "infortunio in itinere" anche per chi abbia un incidente recandosi al lavoro in bici.
Io ho aderito. Se ti interessa, clicca sull'immagine, leggi la proposta per esteso e poi, se ti convince, aderisci anche tu.

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