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I nomi

Ci sono nomi di persone e di posti che subitono evocano memorie, ricordi, emozioni. Che so, per rimanere nel ciclismo, se dicessi il Mortirolo tutti pensereste alla mitica salita del Giro, se dicessi Gimondi subito aggiungereste Merckx. Ma se io adesso scrivessi nic "vita in bici", gianni "il Gallus", alberto "Oltre", dorizio "er magister", "libero", giorgio "uga", "ciclosalita", rodolfo "azoromandovai" (per citarne solo alcuni), immagino pensereste a qualcosa tipo la banda dell'Ortica (per i milanesi) o della magliana (per i romani) tenuto anche conto che del gruppo fa parte anche l'inquietante "capomecca", oppure ad un'operazione in codice delle fiamme gialle impegnate a sradicare qualche traffico illecito. Eppure questi nomi in codice hanno per me un fascino assoluto. Ad ognuno di loro è legata una storia, un'età, una vita , che però impallidisce, quasi si perde quando, come paperinik, entrano nel loro covo, il GC Lokomotiv, lasciano fuori della porta la maschera che la vita li costringe a portare ed assumono la loro vera identità. No, non sono agenti di una filiale locale di qualche servizio segreto dell'europa dell'est, ma sono un manipolo di eroi dei nostri tempi, forse di nostalgici, sicuramente di determinati, che non hanno paura della fatica, del limite, dell'impegno superiore alle loro forze. Io non li ho mai visti, ma so molto di loro. Ad esempio so che non hanno colore, ma sono in bianco in nero, come le vecchie immagini di repertorio di Coppi e Bartali; che hanno i volti sporchi di polvere e le gambe di grasso, che hanno mille acciacchi da dimenticare, che alle tovaglie candide dei ristoranti preferiscono le tavole di un'osteria o i prati di un pic nic. Sono uomini che un fine settimana di maggio decidono di misurarsi con imprese che hanno il sapore del passato, quel sapore di pane e marmellata, o di gelato con lo stecco di legno. Sono uomini che hanno deciso di inforcare una bicicletta, di chiudere gli occhi e di partire, decisi a fermarsi non quando le gambe avessero urlato "bastaaa" o il cuore avesse pompato fuori giri per ore, ma solo quando qualcuno avesse detto loro "ehi, fermati, sei arrivato". Sì, oggi qualcuno parla di tempi, di classifiche, di distacchi, ma per loro non conta. Sanno di aver strafatto, di aver osato oltre l'osabile, scalando nove colli lungo oltre 200 chilometri di percorso nell'appennino romagnolo-marchigiano, o di aver conseguito "il brevetto" che consentirà loro di partecipare ad agosto in Francia alla più massacrante delle maratone in bici, macinando in due giorni 600 chilometri in sella ad una bicicletta. Per loro oggi conta solo il ricordo dell'incitamento della folla che li ha accompagnati durante la fatica, la pacca sulla spalla del passante che gridava "vai così, manca pocooo", l'aiuto dello sconosciuto che si è fermato vedendolo a terra e lo ha aiutato a rialzarsi, incurante del tempo che scorreva e degli altri che lo superavano, la testa che ordinava alle gambe stremate di fermarsi e le gambe che se ne infischiavano e continuavano a mulinare, la gioia di vedere gli occhi di un bimbo che diceva preoccupato "vai piano, non ti stancare". Ed ora, a fatica finita, onore e premi ai vittoriosi. Come dite? medaglie, coppe? noo, non avete capito. La festa è intorno ad una tavola di osteria, intorno ad una bottiglia di bollicine italiane, i volti accesi dalla passione e dal ricordo, le voci che si accavallano nel racconto dell'episodio più interessante, del particolare più curioso.
E noi altri intorno, silenziosi, rispettosi, ad ascoltare. Forse capiremo poco, ma non importa.
Signori, tutti in piedi e giù il cappello: un applauso ai nostri eroi!

Commenti

Nic-Vitainbici ha detto…
Magociclo, che regalo che ci fai, citando le nostre imprese ed il nostro stile strano e davvero epico..Vorrei dire a te e a chi legge il tuo blog che fare questi brevetti di 200, 300, 400, 600 Km è la cosa fisicamente più brutale che mi sia capitata, ma anche quella che mi ha dato le più belle emozioni, in 10 anni di bici.Per cui, oltre che a festeggiarci con le bolle italiane giovedi sera, vi invito tutti a partecipare alle prossime randonnèes italiane.Non ve ne pentirete, se amate la bici al massimo come noi. Se volete entrare in questo mondo di ciclofachiri,nella vita scesi dal sellino: dentisti, manager, ciabattini, studentelli senza soldi, ma tutti grandi ciclisti, visitate il sito www.audaxitalia.it. A presto e grazie ancora del bellissimo post.
Ciclosalita ha detto…
Leggendo questo post ho provato ancora piu' brividi di quando ho corso in gara. Si, sono uno di quelli felici solo per essere riusciti ad arrivare anche se tra gli ultimi!
La Novecolli e' un esperienza indimenticabile sia per lo sforzo che per il "contorno" umano.
Consiglio a tutti di esserci un giorno, anche solo per fare solo il percorso cicloturistico ridotto. E' una grande festa!
Grazie Magociclo di avermi fatto vivere anche questa emozione. Pensare di potre trasmettere anche ad altri un sentimento, celati dietro un soprannome che leggi li' in mezzo a quello di altri, "aggiunge sale" a tutto cio' che s'e' fatto. Toh! Il mio soprannome: Ciclosalita..scritto come se si stesse parlando di Cottur in mezzo a Bartali e Coppi..e..a qualcuno provoca emozioni...fa sorridere ...fa riflettere...fa piacere..Grazie a te! E un saluto per le epiche imprese dei nostri amici randonnèes che si lanceranno a breve nella mitica 1200 (milleduecento) km di Parigi Brest Parigi!
Anonimo ha detto…
Estiquaatsi!
Acer ha detto…
E' un post per iniziati ... io che ne so poco non ci ho capito niente.

Bello, sì ... ma di cosa stiamo parlando?
Magociclo, la contestualizzazione è importante.
magociclo ha detto…
@ ACER
No, non è importante la contestualizzazione. Questo Blog non è un diario o una pagina di cronaca, ma esprime pubblicamente alcune mie riflessioni su avvenimenti che vivo o di cui vengo a conoscenza. Vorrei che questi miei pensieri suscitino emozioni, positive, negative, di gioia, di rabbia, di indignazione o di commozione, non importa quali. Non ho invece la pretesa né di informare né di formare.
Per rispondere alla tua domanda stiamo parlando dell'emozione che provo seguendo la fatica "gratuita" in bicicletta di alcune persone "normali". E come puoi contestualizzare un'emozione?
Anonimo ha detto…
ciclisti esagerati
e pedalare
Acer ha detto…
Sì, ma io l'ho letta e non ho capito niente !
Fai tu.

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