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Figlio mio, il doping è per i deboli, noi continuiamo a pedalare

Non ce la faccio più, non ce la faccio più a dovermi giustificare con mio figlio di 11 anni che ama il ciclismo come me e più di me, che viene in bici con me, che si guarda tutte le tappe del Giro e del Tour, che sa a memoria i nomi di tutte le salite, conosce le squadre, gli sponsor, i direttori sportivi. E puntualmente, appena vede un ciclista che scatta, o va in fuga o vince una volata mi chiede implacabile: "questo è dopato, papà?".
E io "ma no, ma che dici, oramai sono tutti controllati, hanno firmato il codice d'onore...", e poi apri il sito internet di Repubblica e leggi "Tour, Riccò trovato positivo all'EPO. Il corridore fermato dai gendarmi". Papà, è dopato? mi chiede guardandomi con un'espressione di commiserazione. Sì, sì, sì, mannaggia, mille volte sì....è dopato, altri saranno ancora dopati, ma la bicicletta non è dopata, figlio mio, la bicicletta è una scuola di vita e di carattere, la bicicletta vive di te, della tua forza, va fino a dove hai la forza di spingerla, fino a quando le gambe non urlano di dolore, il cuore non sembra scoppiare dentro al petto e la testa continua ad ordinare "fermati, fermati, fermati, chi te lo fa fare" e tu ancora ancora a mulinare sordo a tutti i richiami della ragione.
Pedala figlio mio, il doping è per i deboli, noi continuiamo a pedalare.

Commenti

Anonimo ha detto…
Mio figlio invece, che di anni ne ha 17, invece di domandarmi se Riccò fosse dopato, beata innocenza, mi ha sfidato asserendo che era sicuramente dopato. Alla mia risposta, dello stesso tenore della tua, ha ribattuto con una scommessa. Bene, l'ho persa. Ma molto più di me sta perdendo, ogni volta di più, la magia e la credibilità di questo sport. Tante volte mi sono chiesto cosa ci fosse di bello nel seguire in tv tappe interminabili, dove francamente succedono poche cose e l'azione dei corridori è oggettivamente e ovviamente ripetitiva. Eppure è uno spettacolo che sin da quando ero molto più giovane mi affascina. Lo spettacolo è la gente che aspetta da ore il passaggio degli eroi, che sono tali, pensi, perchè anche tu hai provato a fare quella salita e ci sei quasi rimasto. E' questa democraticità il bello del ciclismo, il poter tutti affrontare lo stesso percorso e rendersi conto che quelli vanno come moto tu come una lumaca. Il sogno si spezza ogni volta che si scopre che qualcuno va in moto veramente e, a noi inguaribili romantici, serve del tempo per ricostruirlo; ai nostri figli forse non basterà tutta una vita.

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